Il Dlgs. 231/2001 ha introdotto, nel nostro ordinamento giuridico, il principio della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche per specifiche tipologie di reato commesse da amministratori e dipendenti delle Aziende.

La ratio è quella di punire penalmente, nel caso di commissione di reato, non solo il materiale responsabile (che a volte può essere opportunamente individuato come “testa di legno”), ma anche la società che da tale reato può ottenere un vantaggio economico importante. Infatti, fino a prima dell’introduzione del Decreto Legislativo 231, essendo riconosciuta la responsabilità penale come responsabilità personale ed imputabile al solo Soggetto Agente, non era possibile attribuire alcuna responsabilità anche a chi da quel reato magari aveva tratto vantaggi e benefici. Il Decreto prevede quindi a carico dell’impresa, una responsabilità che si concretizza attraverso sanzioni come:

  • l’applicazione di un’ammenda fino ad 1,5 milioni di euro;
  • l’esclusione dai pubblici contributi;
  • l’interdizione e la sospensione dell’attività;
  • il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione;
  • la confisca.

L’elenco dei reati previsti dal Decreto Legislativo 231 prevede numerose casistiche.  La lista dei reati viene periodicamente revisionata per maggiore completezza.

Elenco dei reati aggiornato al 30/07/2020
  • Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato, di un ente pubblico o dell’Unione europea o per il conseguimento di erogazioni pubbliche, frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico e frode nelle pubbliche forniture;
  • Delitti informatici e trattamento illecito di dati;
  • Delitti di criminalità organizzata;
  • Peculato, concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione e abuso d’ufficio;
  • Falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento;
  • Delitti contro l’industria e il commercio;
  • Reati societari;
  • Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico;
  • Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili;
  • Delitti contro la personalità individuale;
  • Abusi di mercato;
  • Omicidio colposo e lesioni colpose gravi e gravissime commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro;
  • Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o altre utilità di provenienza illecita, nonché autoriciclaggio;
  • Delitti in materia di strumenti di pagamento diversi dai contanti;
  • Delitti in materia di violazione del diritto d’autore;
  • Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria;
  • Reati ambientali;
  • Impiego di cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno è irregolare;
  • Razzismo e xenofobia;
  • Frode in competizioni sportive, esercizio abusivo di gioco o di scommessa e giochi d’azzardo esercitati a mezzo di apparecchi vietati;
  • Reati tributari;
  • Contrabbando;
  • Reati transnazionali (associazione per delinquere di cui all’art. 416 c.p. e di tipo mafioso ex art. 416-bis c.p, l’associazione finalizzata a traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi dell’art. 74, del DPR 309/90, induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria di cui all’art. 377-bis c.p., traffico di migranti di cui all’art. 12, commi 3, 3-bis, 3-ter e 5 di cui al D.lgs. 25 luglio 1998, n. 286. Disposizioni contro le immigrazioni clandestine, art. 292 quater DPR 23 gennaio 1973, n. 43 Associazione per delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, Art. 378 c.p.: favoreggiamento personale.)
Considerato che i reati elencati coprono un ampio ventaglio di situazioni in cui potrebbe venirsi a trovare qualsiasi impresa in qualsiasi dimensione di mercato, si rende necessario comprendere come e quando una singola impresa possa sfuggire alla responsabilità amministrativa per fatti commessi dai propri apicali o dipendenti.
Il Decreto offre, come unica esimente capace di ridurre o addirittura eliminare la responsabilità per le imprese, quella di dotarsi di un Modello Organizzativo in grado di prevenire la commissione di reati da parte dei propri dipendenti. In questo modo la responsabilità rimarrà solo in capo a chi ha posto in essere il comportamento sanzionato dalla norma escludendo ogni coinvolgimento in capo all’impresa. Non esiste un Modello 231 standard, ma deve essere sviluppato in base alle dimensioni, alla complessità e al livello di rischio dell’azienda.
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Adottare quindi un Modello di Organizzazione 231, consente di ottenere i seguenti vantaggi:

  • Esimente alle sanzioni previste per i reati di cui sopra;

  • Opportunità di monitorare e gestire i processi interni con coinvolgimento di tutti i dipendenti;
  • Aumentare le occasioni di business; sono ormai molti i committenti che richiedono ai propri fornitori l’obbligo dell’adozione di un Modello 231.

Un’azienda che implementa il Modello 231 è quindi lungimirante e si mette al riparo dalle sanzioni amministrative e interdittive che derivano dai reati individuati dal Decreto 231/2001.

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