Partiamo da un dato di fatto, il riuso in ambito aziendale e privato è un concetto totalmente sconosciuto.

Ma che cos’è il riuso del software?

Il software in riuso è una modalità pensata ed introdotta dal legislatore e da enti delegati alla regolamentazione quali l’AgID, che ha introdotto la possibilità di inserire clausole che prevedano che il software sviluppato ad hoc o fornito in licenza, possa essere concesso in riuso ad altre amministrazioni.

L’intento, meritevole, aveva ed ha l’unico scopo di perseguire un risparmio economico.

Perché infatti migliaia di amministrazioni dovrebbero finanziare sviluppi software e/o acquistare software di diversi fornitori che fanno più o meno la stessa cosa? Messa così, alla semplice lettura di un profano, sembra la cosa più giusta, e così infatti parve ai legislatori, forse non competenti o mal consigliati da inesperti pseudo informatici.

Ma siamo sicuri che di un software, necessario per il proprio lavoro, il parametro da ricercare sia la sua economicità anziché la sua funzionalità, completezza, l’assistenza, la garanzia di aggiornamento continuo?

La causa del flop dei software in riuso, oltre i motivi suddetti, è stato il non considerare la continua evoluzione tecnologica ed il concetto di software in SaaS, che ha sempre più permeato il mercato. I software in SaaS sono quei software che non vengono installati su server interni e sono fruibili tramite un semplice browser. Non si tratta quindi di un programma su cd da installare tramite un semplice setup, ma di applicativi complessi che, per poter essere utilizzati, necessitano di ditte specializzate in grado di installare tali applicativi su server esterni o su cloud.

Con il riuso, dalla scena è stato eliminato il produttore di software, ma si aggiungono altri due attori: ditte intermediarie e servizi di hosting, che ovviamente non erogano servizi gratuiti. Appare chiara a questo punto la fregatura che, come vedremo, non è solo economica!

Supponiamo che un Ente pubblico decida di utilizzare un software in riuso, magari perché sponsorizzato dall’AgID o consigliato da altro Ente, e si ritrovi a scegliere soluzioni in riuso fornite da piccole ditte sconosciute che affollano il panorama italiano dei distributori di tali soluzioni e che utilizzano il riuso come cavallo di troia. L’Ente pubblico dovrà chiedere un preventivo di installazione, personalizzazione e relativo canone di hosting ad una ditta esterna, con costi, il più delle volte, più alti di un software non in riuso, ma con la consolazione di aver acquistato un software di cui si detiene la proprietà. Peccato che un software non aggiornato e non seguito dagli sviluppatori o da altra software house vada in rapida obsolescenza da tutti i punti di vista. Entro qualche mese o pochi anni, all’aggiornarsi del browser o della versione Java o del nuovo sistema operativo, avrà problemi e sarà malfunzionante o inutilizzabile. Il software non è infatti qualcosa di statico ma per sua natura mutevole: guardatevi alle spalle e pensate ai vostri vecchi smartphone e pc che sono ormai ricordi obsoleti anche dopo pochissimi anni.

L’Ente si ritroverà quindi in mano entro poco tempo un software obsoleto che, per poter essere aggiornato, necessita di forti investimenti, con l’incognita della buona riuscita dell’operazione. “In pratica uno sforzo anche economico non indifferente su un qualcosa che non rimarrà al passo con i tempi né dal punto di vista normativo né tecnologico”.

E non si è ancora parlato di uno degli aspetti più importanti: la sicurezza. Ditte non qualificate e Hosting a prezzo stracciato=lentezza e minore sicurezza.

Inoltre, la stragrande maggioranza dei software in riuso derivano da soluzioni open-source. È facile riscontrare nel mercato non solo software, ma siti internet obsoleti realizzati con open source. Questo accade in quanto gli open source sono utilizzati largamente da ditte o singoli web master che non hanno alcuna capacità di sviluppo software: difficilmente li troverete nei cataloghi delle ditte serie e blasonate.

Uno degli esempi più emblematici è il progetto del software WhistleBlowing di “Globaleaks” scelto da ANAC e modificato secondo le sue stesse specifiche. L’ANAC ed i suoi “esperti” non hanno tenuto in considerazione tutti questi aspetti, e hanno rilasciato in riuso una versione del software per la gestione del whistleblowing. Risultato? Una miriade di ditte si sono proposte per offrire in riuso un software non creato da loro e di cui molto probabilmente ignorano il codice!

Il software nel giro di poco tempo è stato già dichiarato obsoleto: alla data del suo rilascio era alla versione 2.6, mentre ora il gruppo di sviluppo originario è arrivato alla versione 3.6 e critica aspramente la stessa ANAC committente e ne sconsiglia l’utilizzo!

Voi usereste tale software?


Mettendo quindi su una bilancia vantaggi e svantaggi dei software in riuso, l’ago pende indubbiamente per gli svantaggi.

Conclusioni

Quando si decide di acquisire un software è un must essere molto esigenti e richiedere che il prodotto sia rispondente a tutte le normative, che oltre allo startup sia previsto un servizio di assistenza e manutenzione evolutiva e normativa e che il prodotto sia un prodotto professionale ed affidabile e duraturo nel tempo, caratteristiche che solo il produttore può garantire.